Antonella Barbarossa Tutti gli scritti

Intervento

Madre, Musa, Maestra

La maternità nella musica al femminile, tra creazione, cura e trasmissione.

Antonella Barbarossa

Buongiorno a tutte e a tutti, sono davvero felice di essere qui oggi a parlare di un tema che è al cuore della nostra vita: la maternità nella musica, vista attraverso gli occhi e le mani delle donne. Quando pensiamo alla maternità nella musica, la prima immagine che spesso ci viene in mente è quella di Maria, la Madonna. Lei è la madre per eccellenza, il modello di maternità che ha ispirato secoli e secoli di musica sacra. Tantissime composizioni, dall’Ave Maria al Magnificat, fino allo struggente Stabat Mater, raccontano il suo amore, la sua sofferenza e la sua fede. Maria è stata la madre ideale per moltissimi compositori, quasi sempre uomini, che con le loro note hanno dipinto questo modello di donna. Ma la maternità non è solo un’immagine sacra, è anche una realtà vissuta da donne vere, che hanno scritto musica, che hanno amato, che hanno sofferto e gioito nel loro ruolo di madri. Pensiamo per esempio a Suor Isabella Leonarda, monaca e compositrice del Seicento. In un tempo in cui le donne avevano pochi spazi per creare, lei trasformò la clausura in una vera fucina di musica sacra, scrivendo più di 200 composizioni, molte dedicate proprio a Maria. Isabella fu una vera maestra, una madre spirituale che ha saputo donare al mondo la sua arte. Ma prima ancora, già nell’antichità, donne legate alla conoscenza e alla musica hanno lasciato tracce importanti. Come Teano, compagna di Pitagora, che si dice fosse anche lei una musicista e filosofa. La musica per loro era matematica, ma anche espressione dell’armonia della vita, e la maternità era vista come parte di questa creazione armoniosa. Nel Medioevo, la dottoressa della Chiesa Ildegarda di Bingen fu un altro esempio straordinario di donna che unì fede, musica e sapienza. Le sue composizioni sono tra le più antiche scritte da una donna e sono ricche di spiritualità e forza materna. Ildegarda, con la sua voce e la sua musica, parlava non solo di maternità biologica, ma anche della maternità spirituale: il prendersi cura della comunità, la creazione di un mondo migliore. Nel corso dei secoli, altre donne si sono distinte come compositrici e madri. Fanny Mendelssohn, sorella del più famoso Felix, compose una musica raffinata, anche se spesso firmata dal fratello per pudore sociale. Era madre e trovava nella sua musica un rifugio e una forma di espressione profonda. Poi c’è stata Clara Schumann, forse la più famosa pianista del suo tempo, moglie di Robert e madre di otto figli. Clara non solo suonava e componeva, ma con la sua tenacia ha dimostrato che essere madre e artista non si escludono a vicenda. Nei suoi diari racconta il bello e il difficile di questo equilibrio, di notti insonni passate a cullare i figli e a preparare un concerto. Nel frattempo, in Francia, Cécile Chaminade portava la sua musica “al femminile” in teatri e salotti, diventando un modello di indipendenza per tante giovani donne. Non fu madre, ma fu certamente una madre d’arte, che ha aperto la strada a molte altre. E allora, qual è il ruolo delle donne nella musica? Spesso sono state muse, ispiratrici per compositori uomini, ma anche — e soprattutto — autrici. Donne che hanno saputo dare voce alla maternità, a volte con dolcezza, altre volte con forza, altre ancora con dolore. Nel Novecento e nel mondo contemporaneo, la maternità è raccontata sempre più da donne stesse, con le loro parole e la loro musica. La maternità è un’esperienza fatta di amore ma anche di sfide, di scelte e di sacrifici. Pensiamo a grandi artiste italiane come Mina, che ha vissuto la maternità con grande riservatezza ma anche forza; o a Laura Pausini, che in canzoni come Celeste racconta con dolcezza il desiderio di diventare madre. Anche in ambito internazionale, artiste come Beyoncé hanno portato nelle loro canzoni una visione molto personale e potente della maternità, fatta di amore, lotta, gioie e paure. La maternità oggi non è più solo un simbolo o un modello idealizzato. È un’esperienza reale, complessa e ricca di sfumature, che la musica femminile ci aiuta a capire e a sentire più da vicino. E allora, tornando al nostro inizio, dalla Madonna delle antiche composizioni, passiamo a donne che sono state — e sono — madri vere, ma anche maestre, artiste, creatrici.

Donne che con la loro musica hanno saputo raccontarci il mistero della maternità in tutte le sue forme. La maternità oggi non è più solo un simbolo o un modello idealizzato. È un’esperienza reale, complessa e ricca di sfumature, che la musica femminile ci aiuta a capire e a sentire più da vicino. Donne che con la loro musica hanno saputo raccontarci il mistero della maternità in tutte le sue forme: quella biologica, quella spirituale, quella simbolica. Pensiamo alle tante insegnanti di musica che ogni giorno, magari in una scuola di periferia o in un piccolo conservatorio, accompagnano bambini e bambine a scoprire il mondo dei suoni. Anche questa è una forma di maternità: paziente, generosa, piena di cura. Donne che spesso sono madri a casa e “madri” anche in aula, perché sanno educare all’ascolto, alla bellezza, al rispetto. Oppure pensiamo alle compositrici contemporanee, che magari non hanno figli, ma che generano qualcosa di nuovo attraverso le loro opere. La creazione musicale, in fondo, è anch’essa una forma di maternità: si dà forma a qualcosa che prima non c’era, si accompagna alla vita, si condivide con il mondo. Ci sono anche artiste che hanno voluto parlare delle fragilità legate alla maternità: dalla depressione post-partum, alla paura di non farcela, alla solitudine. È importante che anche queste voci emergano, perché la maternità non è solo tenerezza e sorrisi: è anche fatica, trasformazione, rinascita.

La maternità oggi non è più solo un simbolo o un modello idealizzato. È un’esperienza reale, complessa e ricca di sfumature, che la musica femminile ci aiuta a capire e a sentire più da vicino.

E poi c'è la maternità simbolica, quella delle donne che diventano riferimento per intere generazioni. Come Gianna Nannini, che ha affrontato la maternità a 56 anni in modo anticonvenzionale, con grande forza e sincerità, diventando un simbolo di libertà femminile. O come Fiorella Mannoia, che con la sua voce ha raccontato il coraggio, la dignità e la speranza di tante donne, diventando una madre d’anima per il nostro paese.

Con le loro canzoni hanno accompagnato momenti di vita: battesimi, cresime, amori, perdite. È anche questo un modo di “essere madre”.

In fondo, maternità e musica sono molto simili: entrambe richiedono ascolto, attenzione, dedizione.

E in entrambi i casi, il frutto non appartiene solo a chi lo ha generato, ma diventa dono per gli altri. Ecco perché oggi è bello e giusto celebrare tutte queste donne: quelle che hanno fatto della musica una vocazione, quelle che hanno unito arte e famiglia, e anche quelle che — senza volerlo — sono diventate colonne sonore delle nostre vite. Grazie di cuore per avermi ascoltata.

Antonella Barbarossa

21 giugno 2025